Speciale “Classi senza aule”
Dettaglio: Rivista n. 6 A cura di: Sintesi delle interviste telefoniche alla Dirigente Scolastica M. Buosi, al Prof F. Meloni, al Presidente del Consiglio di Istituto G. Gianre e alla rappresentante del GE.CO S. Giuffrida dell’Istituto Comprensivo di Cumiana.

Questa è una sperimentazione, un nuovo modo per affrontare la didattica che in effetti ha molti ingredienti e aspetti di novità. Ma come è nata l'idea e la volontà di buttarsi in questo progetto che, in Italia almeno, non ha molti altri punti di riferimento e molte altre esperienze pregresse?
Dirigente M. Buosi: Rispetto alle esperienze pregresse in Italia nel nostro ciclo, cioè della scuola secondaria di primo grado, in effetti siamo, credo, se non i primi, tra i primi in assoluto. Piuttosto è un modello che è più diffuso all'estero soprattutto nel mondo anglosassone. Il progetto è nato dalla proposta di un nostro docente. Tanto per capirci stiamo parlando di quello che siamo abituati a vedere nei film americani, ovvero ragazzi che si muovono e vanno da un aula all’altra e questo è innovativo rispetto alle nostre abitudini.
Abbiamo verificato quali erano i nostri spazi, come è fatta la nostra scuola, quali erano i possibili impedimenti, considerando anche l'impatto che il doversi muovere da un'aula all'altra poteva avere sui ragazzi che hanno un qualche handicap legato all'uso della carrozzina per esempio. Dopo aver fatto tutta una serie di studi, di piantine e di misurazioni, anche di conteggi per vedere quante aule avevamo a disposizione per tentare di darne una a ciascun insegnante e trasformare ogni aula in un aula-laboratorio, abbiamo presentato il progetto ai genitori. E i genitori hanno risposto in modo incredibile, accogliendo subito l'idea e mettendosi in moto per raccogliere i fondi che erano necessari per acquisire gli strumenti, i materiali e le attrezzature adatte a realizzare questa didattica.
Iniziamo proprio dal modo in cui si presenta la scuola, che aspetto ha?
Prof. F. Meloni: Assomiglia, come dicevamo, decisamente di più a quelle scuole che si vedono nei telefilm americani. I ragazzi hanno un luogo, un nuovo spazio di vita scolastica che è il corridoio con gli armadietti. Quando entrano a scuola è da qui che nasce la loro giornata scolastica, posano la cartella e prendono il materiale per le prime tre ore e poi raggiungono le varie classi dove ci sono i docenti, che hanno come punto di riferimento un'aula specifica e non più la sala insegnanti, un'aula che è usata da loro e che possono attrezzare per le esigenze didattiche della propria materia.
Quali sono gli obiettivi che si propone questo modo di insegnare?
Dirigente M. Buosi: Io ho sempre sottolineato che non stiamo facendo un esercizio per cambiare l'arredamento ma è un progetto di didattica. Il nodo è quello di dare la possibilità ad ogni docente di svolgere la sua disciplina attrezzando l'aula con tutti gli strumenti, di valorizzare l'insegnamento della disciplina in modo più completo, avere anche maggiori possibilità di interessare lo studente che è in un una fase di apprendimento. Gli stimoli che gli studenti trovano in queste aule attrezzate sono decisamente più favorevoli di quanto potevano essere in un'aula necessariamente più anonima, perché era l'aula in cui si avvicendavano le materie nel corso del tempo scolastico e quindi nessuno poteva personalizzarla.
Anche il muoversi rientra nella didattica. È uno stimolo in più, coerente anche con le linee guida della salute, che lo raccomandavano perché questo favorisce non solo lo sgranchirsi del corpo ma anche un po’ della mente, buttare via un po’ di noia se vogliamo. E' aumentata l'autonomia dei ragazzi e anche il senso di responsabilità, e questo noi lo consideriamo già come risultato valido.
La chiave è spostarsi di aula in aula e di concetto e concetto... e come cambiano le regole del gioco dell'insegnare?
Prof. F. Meloni: Gli insegnanti a questo punto hanno a disposizione un luogo fisico in cui depositare il loro materiale. Prima dovevano spostarsi e avevano dei limiti oggettivi nel portarsi dietro materiale didattico. Ora un insegnante che vuole lavorare con dell'attrezzatura ce l'ha già nella propria aula. A livello didattico quindi, si usa o si dovrebbe usare pian pianino, meno il libro e la propria voce a favore di tutti quegli strumenti che si possono costruire e che trasformano le lezioni in veri e propri laboratori e permettono di fare una lezione differente. Da un punto di vista didattico ogni docente ha cambiato un po’ vita e non è facile visto che per molti anni siamo stati itineranti e ci siamo inventati strumenti e modo di insegnare. Molte di queste aule non hanno ancora grandissimi strumenti e gli insegnanti stanno proprio inventando elementi ad hoc per un'aula, fatta da stimoli non verbali, attaccati alle pareti, piccole delicatezze che accolgono i ragazzi nella propria classe. E' un movimento che sta avvenendo, ci vorrà un po’ di tempo per i docenti per far sì che riescano a sfruttarlo appieno. Non avendo grandi confronti con altre scuole italiane stiamo un po’ aprendo la strada, per cui spesso capiamo che quella via non era la migliore e ci dobbiamo confrontare per poter affrontare le questioni che nascono e che non ci attendevamo.
Un’esperienza più immersiva dunque…
Prof. F. Meloni: Un insegnante adesso è più libero nell'organizzare delle alternative alla lezione tradizionale, nel senso che essendo l'aula il luogo in cui lui lavora tutti i giorni e che gestisce, può costruirla a seconda della lezione che intende fare, per cui è libero di costruire ambienti didattici diversi anche tutti i giorni.
La parola ai genitori: quali cambiamenti osservano nei ragazzi con questa nuova modalità di fare scuola?
G. Gianre: Vediamo la contentezza di andare a scuola. Certo c’è la novità, ma questa modalità li porta a essere partecipi, allegri e socievoli. Un bel modo di affrontare la scuola.
S. Giuffrida: Siamo un po’ invidiosi dei nostri figli e vorremmo tornare a scuola anche noi. C’è sicuramente molto entusiasmo ma soprattutto vediamo molta responsabilità, auto-organizzazione e autonomia, che si vede anche nel lavoro a casa.
Come è stato portarsi in questa nuova dimensione?
Dirigente M. Buosi: Ecco l'arrivare a questo risultato è stato sicuramente un percorso che non si è compiuto dall'oggi al domani, c'è voluto un po’ di tempo a realizzare sia la parte fisica, nel senso dello stravolgimento degli ambienti, sia il far entrare nel meccanismo studenti e docenti.
Il primo passo è stato il raggiungimento dell'importo necessario all'avvio del progetto e l'obiettivo principale era arrivare alla cifra che ci avrebbe consentito di acquistare gli armadietti di cui sono dotati tutti gli studenti. Ne abbiamo comprati praticamente per 228 ragazzi e avevano un costo notevole. Per raggiungere la cifra è stato fondamentale il coinvolgimento dei genitori che si sono dati proprio da fare in una maniera indescrivibile e, con iniziative di tutti i tipi, sono riusciti a raggiungere la cifra che serviva.
Successivamente è stato il turno dell'adattamento dell'ambiente che è avvenuto dalla fine dell'anno scolastico. Gli insegnanti hanno cominciato a traslocare e liberare delle aule e contemporaneamente, sempre con il coinvolgimento dei genitori, a tinteggiare alcune aule e i corridoi per predisporli ad un nuovo allestimento. Per cui tutta l'estate è stata un po’ un momento di cantiere. Già a giugno abbiamo spiegato agli alunni la lettura del quadro orario o della dislocazione del loro armadietto. Tutto questo ci dava un po’ d'ansia e dava ansia anche a loro quando gli abbiamo descritto cosa gli avrebbe aspettati a settembre. E detta così sembrava “oddio cosa mi capita, ci riuscirò mai?”. Ecco, dopo due giorni erano tutti capacissimi di capire dove dovevano muoversi e come dovevano traslocare le loro cose! I ragazzi hanno reagito benissimo, io li vedo tranquilli. Quando entro a scuola devo dire che respiro un’aria serena anche nei momenti del cambio d'ora o negli intervalli.
Qual è stato il primo impatto dei genitori con questo progetto?
S. Giuffrida: C’è stata incertezza ma anche entusiasmo. Incertezza perché è un cambiamento abbastanza forte e l’impegno anche economico era alto. Quindi c’era il dubbio di raggiungere l’obiettivo finale. L’entusiasmo è legato alla possibilità di far sperimentare una scuola nuova ai nostri figli.
G. Gianre: La prima reazione è stata di gioia perché finalmente dalla scuola arrivava una proposta nuova, diversa. Certo, con un po’ di dubbi che accompagnano ogni cambiamento, ma l’entusiasmo ha coinvolto tutti e abbiamo appoggiato questa proposta.
Qual è stato il ruolo dei genitori nella sua realizzazione?
G. Gianre: Direi che ai genitori va il merito di essersi messi in moto per far si che questa idea diventasse concreta. Le famiglie di Cumiana hanno supportato il progetto sia da un punto di vista ideale ma anche economico, con contributi diretti o con l’organizzazione di iniziative di autofinanziamento che hanno visto l’apice con la festa in piazza del 7 giugno 2015 che ha coinvolto la comunità.
S. Giuffrida: Da un piccolo gruppo che ha iniziato c’è stato un crescendo di partecipazione, ogni porta a cui bussavamo è stata aperta, e così con tanti piccoli mattoncini abbiamo realizzato un progetto che all’inizio sembrava sopra le nostre forze. E non ha riguardato solo il mondo scolastico (genitori, insegnanti, ragazzi, dirigenza) ma l’intera comunità, anche di persone che non hanno interessi diretti nella scuola. Non ho mai visto una cosa del genere e quello che è successo non è da poco, eravamo tutti uniti per la scuola ed è stato veramente bello.
Quali sviluppi immaginate nel prossimo futuro?
Dirigente M. Buosi: Abbiamo ancora parecchio lavoro da fare per quello che riguarda l'impostazione della didattica, questa è la partenza. Io credo che ci sia spazio per andare sempre meglio grazie al feedback di stimolo reciproco studente-docente continuo.
Prof. F. Meloni: Stiamo cercando anche qualche collegamento con l'Università di Torino per poter valutare la nostra esperienza in modo più scientifico, per quel che riguarda le ricadute sull’apprendimento, ma ci interessa anche molto la diminuzione del disagio di alcuni ragazzi, disagio che è sempre evidente nella scuola tradizionale.

Speciale “Classi senza aule”
Dettaglio: Rivista n. 6 A cura di: Sintesi delle interviste telefoniche alla Dirigente Scolastica M. Buosi, al Prof F. Meloni, al Presidente del Consiglio di Istituto G. Gianre e alla rappresentante del GE.CO S. Giuffrida dell’Istituto Comprensivo di Cumiana.

Questa è una sperimentazione, un nuovo modo per affrontare la didattica che in effetti ha molti ingredienti e aspetti di novità. Ma come è nata l'idea e la volontà di buttarsi in questo progetto che, in Italia almeno, non ha molti altri punti di riferimento e molte altre esperienze pregresse?
Dirigente M. Buosi: Rispetto alle esperienze pregresse in Italia nel nostro ciclo, cioè della scuola secondaria di primo grado, in effetti siamo, credo, se non i primi, tra i primi in assoluto. Piuttosto è un modello che è più diffuso all'estero soprattutto nel mondo anglosassone. Il progetto è nato dalla proposta di un nostro docente. Tanto per capirci stiamo parlando di quello che siamo abituati a vedere nei film americani, ovvero ragazzi che si muovono e vanno da un aula all’altra e questo è innovativo rispetto alle nostre abitudini.
Abbiamo verificato quali erano i nostri spazi, come è fatta la nostra scuola, quali erano i possibili impedimenti, considerando anche l'impatto che il doversi muovere da un'aula all'altra poteva avere sui ragazzi che hanno un qualche handicap legato all'uso della carrozzina per esempio. Dopo aver fatto tutta una serie di studi, di piantine e di misurazioni, anche di conteggi per vedere quante aule avevamo a disposizione per tentare di darne una a ciascun insegnante e trasformare ogni aula in un aula-laboratorio, abbiamo presentato il progetto ai genitori. E i genitori hanno risposto in modo incredibile, accogliendo subito l'idea e mettendosi in moto per raccogliere i fondi che erano necessari per acquisire gli strumenti, i materiali e le attrezzature adatte a realizzare questa didattica.
Iniziamo proprio dal modo in cui si presenta la scuola, che aspetto ha?
Prof. F. Meloni: Assomiglia, come dicevamo, decisamente di più a quelle scuole che si vedono nei telefilm americani. I ragazzi hanno un luogo, un nuovo spazio di vita scolastica che è il corridoio con gli armadietti. Quando entrano a scuola è da qui che nasce la loro giornata scolastica, posano la cartella e prendono il materiale per le prime tre ore e poi raggiungono le varie classi dove ci sono i docenti, che hanno come punto di riferimento un'aula specifica e non più la sala insegnanti, un'aula che è usata da loro e che possono attrezzare per le esigenze didattiche della propria materia.
Quali sono gli obiettivi che si propone questo modo di insegnare?
Dirigente M. Buosi: Io ho sempre sottolineato che non stiamo facendo un esercizio per cambiare l'arredamento ma è un progetto di didattica. Il nodo è quello di dare la possibilità ad ogni docente di svolgere la sua disciplina attrezzando l'aula con tutti gli strumenti, di valorizzare l'insegnamento della disciplina in modo più completo, avere anche maggiori possibilità di interessare lo studente che è in un una fase di apprendimento. Gli stimoli che gli studenti trovano in queste aule attrezzate sono decisamente più favorevoli di quanto potevano essere in un'aula necessariamente più anonima, perché era l'aula in cui si avvicendavano le materie nel corso del tempo scolastico e quindi nessuno poteva personalizzarla.
Anche il muoversi rientra nella didattica. È uno stimolo in più, coerente anche con le linee guida della salute, che lo raccomandavano perché questo favorisce non solo lo sgranchirsi del corpo ma anche un po’ della mente, buttare via un po’ di noia se vogliamo. E' aumentata l'autonomia dei ragazzi e anche il senso di responsabilità, e questo noi lo consideriamo già come risultato valido.
La chiave è spostarsi di aula in aula e di concetto e concetto... e come cambiano le regole del gioco dell'insegnare?
Prof. F. Meloni: Gli insegnanti a questo punto hanno a disposizione un luogo fisico in cui depositare il loro materiale. Prima dovevano spostarsi e avevano dei limiti oggettivi nel portarsi dietro materiale didattico. Ora un insegnante che vuole lavorare con dell'attrezzatura ce l'ha già nella propria aula. A livello didattico quindi, si usa o si dovrebbe usare pian pianino, meno il libro e la propria voce a favore di tutti quegli strumenti che si possono costruire e che trasformano le lezioni in veri e propri laboratori e permettono di fare una lezione differente. Da un punto di vista didattico ogni docente ha cambiato un po’ vita e non è facile visto che per molti anni siamo stati itineranti e ci siamo inventati strumenti e modo di insegnare. Molte di queste aule non hanno ancora grandissimi strumenti e gli insegnanti stanno proprio inventando elementi ad hoc per un'aula, fatta da stimoli non verbali, attaccati alle pareti, piccole delicatezze che accolgono i ragazzi nella propria classe. E' un movimento che sta avvenendo, ci vorrà un po’ di tempo per i docenti per far sì che riescano a sfruttarlo appieno. Non avendo grandi confronti con altre scuole italiane stiamo un po’ aprendo la strada, per cui spesso capiamo che quella via non era la migliore e ci dobbiamo confrontare per poter affrontare le questioni che nascono e che non ci attendevamo.
Un’esperienza più immersiva dunque…
Prof. F. Meloni: Un insegnante adesso è più libero nell'organizzare delle alternative alla lezione tradizionale, nel senso che essendo l'aula il luogo in cui lui lavora tutti i giorni e che gestisce, può costruirla a seconda della lezione che intende fare, per cui è libero di costruire ambienti didattici diversi anche tutti i giorni.
La parola ai genitori: quali cambiamenti osservano nei ragazzi con questa nuova modalità di fare scuola?
G. Gianre: Vediamo la contentezza di andare a scuola. Certo c’è la novità, ma questa modalità li porta a essere partecipi, allegri e socievoli. Un bel modo di affrontare la scuola.
S. Giuffrida: Siamo un po’ invidiosi dei nostri figli e vorremmo tornare a scuola anche noi. C’è sicuramente molto entusiasmo ma soprattutto vediamo molta responsabilità, auto-organizzazione e autonomia, che si vede anche nel lavoro a casa.
Come è stato portarsi in questa nuova dimensione?
Dirigente M. Buosi: Ecco l'arrivare a questo risultato è stato sicuramente un percorso che non si è compiuto dall'oggi al domani, c'è voluto un po’ di tempo a realizzare sia la parte fisica, nel senso dello stravolgimento degli ambienti, sia il far entrare nel meccanismo studenti e docenti.
Il primo passo è stato il raggiungimento dell'importo necessario all'avvio del progetto e l'obiettivo principale era arrivare alla cifra che ci avrebbe consentito di acquistare gli armadietti di cui sono dotati tutti gli studenti. Ne abbiamo comprati praticamente per 228 ragazzi e avevano un costo notevole. Per raggiungere la cifra è stato fondamentale il coinvolgimento dei genitori che si sono dati proprio da fare in una maniera indescrivibile e, con iniziative di tutti i tipi, sono riusciti a raggiungere la cifra che serviva.
Successivamente è stato il turno dell'adattamento dell'ambiente che è avvenuto dalla fine dell'anno scolastico. Gli insegnanti hanno cominciato a traslocare e liberare delle aule e contemporaneamente, sempre con il coinvolgimento dei genitori, a tinteggiare alcune aule e i corridoi per predisporli ad un nuovo allestimento. Per cui tutta l'estate è stata un po’ un momento di cantiere. Già a giugno abbiamo spiegato agli alunni la lettura del quadro orario o della dislocazione del loro armadietto. Tutto questo ci dava un po’ d'ansia e dava ansia anche a loro quando gli abbiamo descritto cosa gli avrebbe aspettati a settembre. E detta così sembrava “oddio cosa mi capita, ci riuscirò mai?”. Ecco, dopo due giorni erano tutti capacissimi di capire dove dovevano muoversi e come dovevano traslocare le loro cose! I ragazzi hanno reagito benissimo, io li vedo tranquilli. Quando entro a scuola devo dire che respiro un’aria serena anche nei momenti del cambio d'ora o negli intervalli.
Qual è stato il primo impatto dei genitori con questo progetto?
S. Giuffrida: C’è stata incertezza ma anche entusiasmo. Incertezza perché è un cambiamento abbastanza forte e l’impegno anche economico era alto. Quindi c’era il dubbio di raggiungere l’obiettivo finale. L’entusiasmo è legato alla possibilità di far sperimentare una scuola nuova ai nostri figli.
G. Gianre: La prima reazione è stata di gioia perché finalmente dalla scuola arrivava una proposta nuova, diversa. Certo, con un po’ di dubbi che accompagnano ogni cambiamento, ma l’entusiasmo ha coinvolto tutti e abbiamo appoggiato questa proposta.
Qual è stato il ruolo dei genitori nella sua realizzazione?
G. Gianre: Direi che ai genitori va il merito di essersi messi in moto per far si che questa idea diventasse concreta. Le famiglie di Cumiana hanno supportato il progetto sia da un punto di vista ideale ma anche economico, con contributi diretti o con l’organizzazione di iniziative di autofinanziamento che hanno visto l’apice con la festa in piazza del 7 giugno 2015 che ha coinvolto la comunità.
S. Giuffrida: Da un piccolo gruppo che ha iniziato c’è stato un crescendo di partecipazione, ogni porta a cui bussavamo è stata aperta, e così con tanti piccoli mattoncini abbiamo realizzato un progetto che all’inizio sembrava sopra le nostre forze. E non ha riguardato solo il mondo scolastico (genitori, insegnanti, ragazzi, dirigenza) ma l’intera comunità, anche di persone che non hanno interessi diretti nella scuola. Non ho mai visto una cosa del genere e quello che è successo non è da poco, eravamo tutti uniti per la scuola ed è stato veramente bello.
Quali sviluppi immaginate nel prossimo futuro?
Dirigente M. Buosi: Abbiamo ancora parecchio lavoro da fare per quello che riguarda l'impostazione della didattica, questa è la partenza. Io credo che ci sia spazio per andare sempre meglio grazie al feedback di stimolo reciproco studente-docente continuo.
Prof. F. Meloni: Stiamo cercando anche qualche collegamento con l'Università di Torino per poter valutare la nostra esperienza in modo più scientifico, per quel che riguarda le ricadute sull’apprendimento, ma ci interessa anche molto la diminuzione del disagio di alcuni ragazzi, disagio che è sempre evidente nella scuola tradizionale.

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Per il terzo anno consecutivo il Centro di Psicologia propone un progetto formativo rivolto agli insegnanti del Polo Hc del Pinerolese che si svolgerà presso la scuola primaria “V.Lauro” ad Abbadia Alpina. Il tema di quest'anno offrirà la possibilità di riflettere sul diritto ad una sessualità per tutti, confrontandosi sulle strategie educative per orientare a una “sessualità [...]
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C. Pavese
Insonnia
Dettaglio: Rivista n. 3
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