Tablet e smartphone in età evolutiva: istruzioni per l'uso
Dettaglio: Rivista n. 10 A cura di: A cura della dott.ssa Marcella Brun e del dott. Iacopo Vaggelli, Psicologi dell’età evolutiva

In Italia il 38% dei bambini sotto i due anni ha già utilizzato un dispositivo mobile per giocare o guardare video. Tablet, smartphone & co sono ormai diventati una realtà quotidiana ed il loro uso coinvolge sempre di più tutti i membri di una famiglia. Dovremmo forse preoccuparci per come crescono i nostri ragazzi? Cerchiamo di capirlo. Insieme ad internet questi strumenti hanno cambiato la mentalità delle persone, ne hanno rivoluzionato l'idea stessa della vita e delle relazioni. È logico dunque chiedersi in cosa consista questa “rivoluzione umana”, e come le tecnologie possano influenzare lo sviluppo infantile, essendo i nostri bambini pienamente immersi in questa digitalizzazione di massa. Da “immigrati tecnologici” ci riesce a volte complesso comprendere anche solo la forte attrazione che questi strumenti esercitano sui nostri figli. Se ci fermiamo a riflettere non possiamo non domandarci “a quale età è opportuno avvicinarli allo schermo touch?”, “le onde elettromagnetiche faranno male come dicono? ”, “esistono delle app educative?”, “favoriscono l'intelligenza o sono fonti di distrazione?”.
Molti studi si stanno susseguendo per cercare di trovare delle risposte, ma essendo questo un fenomeno ancora giovane occorre muoversi utilizzando innanzitutto il buon senso. Possono venirci in aiuto alcune recenti linee guida dell'Associazione Americana dei Pediatri (AAP), poiché vi sono limiti da rispettare affinché i benefici a lungo termine siano maggiori degli svantaggi.
Al di sotto dei 18 mesi viene caldamente sconsigliato l'uso delle tecnologie digitali poiché in quest'epoca non vi sono ragioni per avvicinare il bambino agli schermi: questa è l'età in cui si apprende esplorando con “mano” il mondo e soprattutto entrando in relazione con gli adulti che si prendono cura di loro. Lo sviluppo neuronale ed emozionale va di pari passo con quello motorio e in generale con una stimolazione globale dei sensi. Un tablet non potrà (almeno per ora, nel futuro chissà!) insegnarci ciò che è morbido o caldo e nemmeno aiutarci a riconoscere e gestire le emozioni. Sopra i due anni bisogna scegliere accuratamente video o app da proporre ed essere sempre “interattivi” con il piccolo. L'utilizzo “riempitivo” dello smartphone come baby-sitter, in risposta a capricci, non è da demonizzare in toto, ma non può essere la sola e unica risposta che i bambini ricevono quando richiedono attenzione. In coda dal dottore, al supermercato, in pizzeria sono un antidoto immediatamente fruibile ed efficace alla noia e all'attesa, ma il bambino ha la necessità di imparare a tollerare la frustrazione, a gestire la rabbia o l'assenza di attività e ciò può essere fatto attraverso l'interazione con l'adulto, l'imitazione e il rispecchiamento emotivo.
Quindi l'uso è consentito in situazioni particolari (un lungo viaggio o in attesa di una visita medica stressante) e occasionali, ma sarebbe da evitare come modalità preferenziale nella gestione delle crisi.
Per i bambini tra i 2 e i 5 anni di età, i pediatri consigliano di non superare un'ora al giorno con tablet, smartphone o tv, sempre scegliendo programmi e attività di ottima qualità e sono banditi i contenuti violenti e le app con storie molto "veloci", poiché possono diminuire la capacità di comprensione. Serge Tisseron (ricercatore francese) osserva come a 12 anni i bambini possano iniziare ad accedere ad internet, a patto che siano loro insegnate tre regole fondamentali: 1- tutto ciò che viene pubblicato può diventare di pubblico dominio, 2- tutto ciò che viene caricato su internet ci rimarrà per sempre, 3- non tutto ciò che vi si trova è vero o legittimo.
Anche la vecchia "cattiva maestra televisione" può insegnarci qualcosa sull'utilizzo dei media digitali. Da molto tempo sapevamo come fosse meglio evitare di tenere accesa la TV quando nessuno la stia intenzionalmente guardando: distrae, interferisce con il gioco libero dei bambini e con la possibilità di creare interazioni spontanee con i genitori.
Allo stesso modo sono necessari momenti o ambienti che siano completamente liberi dai media digitali, per liberare l'attenzione dei bambini e degli adulti. Ad esempio si possono evitare durante i pasti, per potersi parlare a tavola; oppure prima di andare a dormire, poiché il sonno potrebbe esserne compromesso. Disabilitare le notifiche del nostro smartphone può essere un regalo per il nostro bambino che può giovare della nostra più completa attenzione e un regalo per noi genitori, sempre troppo impegnati e iperconnessi.
Le influenze sullo sviluppo sono ancora poco chiare e a volte i risultati degli studi contradditori: alcuni sostengono che la motricità fine venga favorita dall'interazione touch, ma allo stesso tempo i movimenti sono pochi, semplici e ripetitivi, “strisciare col dito” non è la stessa cosa che impugnare correttamente una matita. Per quanto riguarda il linguaggio alcuni bambini hanno migliorato il proprio vocabolario usando un' app educativa specifica, mentre l'uso casuale e afinalistico del tablet ha comportato in alcuni casi un ritardo nello sviluppo di questa abilità. In ultimo le attività presentate in modalità digitale sembrano aumentare l'attenzione e la motivazione, ma in alcuni casi si verifica l'opposto: il multitasking (tanti compiti contemporaneamente) riduce la focalizzazione e può avere un'influenza sulla lettura profonda. A questo proposito è importante ricordare i rischi di un uso incauto: irritabilità, isolamento, dipendenza, disturbi della vista, cefalee, obesità sono alcuni esempi.
Una soluzione in mezzo a tutti questi dubbi e alle poche certezze può essere quella di impegnarsi a realizzare un “ecosistema educativo” per integrare i mondi digitali e quelli naturali in un continuum armonico. “Dobbiamo inventarci dei modi per far alzare gli occhi dei bambini dal piccolo schermo e stimolare le loro mani a prendere, spremere, scrivere, battere, suonare, oltre che semplicemente “toccare” e “sfiorare” (Cubelli, Vicari).

Tablet e smartphone in età evolutiva: istruzioni per l'uso
Dettaglio: Rivista n. 10 A cura di: A cura della dott.ssa Marcella Brun e del dott. Iacopo Vaggelli, Psicologi dell’età evolutiva

In Italia il 38% dei bambini sotto i due anni ha già utilizzato un dispositivo mobile per giocare o guardare video. Tablet, smartphone & co sono ormai diventati una realtà quotidiana ed il loro uso coinvolge sempre di più tutti i membri di una famiglia. Dovremmo forse preoccuparci per come crescono i nostri ragazzi? Cerchiamo di capirlo. Insieme ad internet questi strumenti hanno cambiato la mentalità delle persone, ne hanno rivoluzionato l'idea stessa della vita e delle relazioni. È logico dunque chiedersi in cosa consista questa “rivoluzione umana”, e come le tecnologie possano influenzare lo sviluppo infantile, essendo i nostri bambini pienamente immersi in questa digitalizzazione di massa. Da “immigrati tecnologici” ci riesce a volte complesso comprendere anche solo la forte attrazione che questi strumenti esercitano sui nostri figli. Se ci fermiamo a riflettere non possiamo non domandarci “a quale età è opportuno avvicinarli allo schermo touch?”, “le onde elettromagnetiche faranno male come dicono? ”, “esistono delle app educative?”, “favoriscono l'intelligenza o sono fonti di distrazione?”.
Molti studi si stanno susseguendo per cercare di trovare delle risposte, ma essendo questo un fenomeno ancora giovane occorre muoversi utilizzando innanzitutto il buon senso. Possono venirci in aiuto alcune recenti linee guida dell'Associazione Americana dei Pediatri (AAP), poiché vi sono limiti da rispettare affinché i benefici a lungo termine siano maggiori degli svantaggi.
Al di sotto dei 18 mesi viene caldamente sconsigliato l'uso delle tecnologie digitali poiché in quest'epoca non vi sono ragioni per avvicinare il bambino agli schermi: questa è l'età in cui si apprende esplorando con “mano” il mondo e soprattutto entrando in relazione con gli adulti che si prendono cura di loro. Lo sviluppo neuronale ed emozionale va di pari passo con quello motorio e in generale con una stimolazione globale dei sensi. Un tablet non potrà (almeno per ora, nel futuro chissà!) insegnarci ciò che è morbido o caldo e nemmeno aiutarci a riconoscere e gestire le emozioni. Sopra i due anni bisogna scegliere accuratamente video o app da proporre ed essere sempre “interattivi” con il piccolo. L'utilizzo “riempitivo” dello smartphone come baby-sitter, in risposta a capricci, non è da demonizzare in toto, ma non può essere la sola e unica risposta che i bambini ricevono quando richiedono attenzione. In coda dal dottore, al supermercato, in pizzeria sono un antidoto immediatamente fruibile ed efficace alla noia e all'attesa, ma il bambino ha la necessità di imparare a tollerare la frustrazione, a gestire la rabbia o l'assenza di attività e ciò può essere fatto attraverso l'interazione con l'adulto, l'imitazione e il rispecchiamento emotivo.
Quindi l'uso è consentito in situazioni particolari (un lungo viaggio o in attesa di una visita medica stressante) e occasionali, ma sarebbe da evitare come modalità preferenziale nella gestione delle crisi.
Per i bambini tra i 2 e i 5 anni di età, i pediatri consigliano di non superare un'ora al giorno con tablet, smartphone o tv, sempre scegliendo programmi e attività di ottima qualità e sono banditi i contenuti violenti e le app con storie molto "veloci", poiché possono diminuire la capacità di comprensione. Serge Tisseron (ricercatore francese) osserva come a 12 anni i bambini possano iniziare ad accedere ad internet, a patto che siano loro insegnate tre regole fondamentali: 1- tutto ciò che viene pubblicato può diventare di pubblico dominio, 2- tutto ciò che viene caricato su internet ci rimarrà per sempre, 3- non tutto ciò che vi si trova è vero o legittimo.
Anche la vecchia "cattiva maestra televisione" può insegnarci qualcosa sull'utilizzo dei media digitali. Da molto tempo sapevamo come fosse meglio evitare di tenere accesa la TV quando nessuno la stia intenzionalmente guardando: distrae, interferisce con il gioco libero dei bambini e con la possibilità di creare interazioni spontanee con i genitori.
Allo stesso modo sono necessari momenti o ambienti che siano completamente liberi dai media digitali, per liberare l'attenzione dei bambini e degli adulti. Ad esempio si possono evitare durante i pasti, per potersi parlare a tavola; oppure prima di andare a dormire, poiché il sonno potrebbe esserne compromesso. Disabilitare le notifiche del nostro smartphone può essere un regalo per il nostro bambino che può giovare della nostra più completa attenzione e un regalo per noi genitori, sempre troppo impegnati e iperconnessi.
Le influenze sullo sviluppo sono ancora poco chiare e a volte i risultati degli studi contradditori: alcuni sostengono che la motricità fine venga favorita dall'interazione touch, ma allo stesso tempo i movimenti sono pochi, semplici e ripetitivi, “strisciare col dito” non è la stessa cosa che impugnare correttamente una matita. Per quanto riguarda il linguaggio alcuni bambini hanno migliorato il proprio vocabolario usando un' app educativa specifica, mentre l'uso casuale e afinalistico del tablet ha comportato in alcuni casi un ritardo nello sviluppo di questa abilità. In ultimo le attività presentate in modalità digitale sembrano aumentare l'attenzione e la motivazione, ma in alcuni casi si verifica l'opposto: il multitasking (tanti compiti contemporaneamente) riduce la focalizzazione e può avere un'influenza sulla lettura profonda. A questo proposito è importante ricordare i rischi di un uso incauto: irritabilità, isolamento, dipendenza, disturbi della vista, cefalee, obesità sono alcuni esempi.
Una soluzione in mezzo a tutti questi dubbi e alle poche certezze può essere quella di impegnarsi a realizzare un “ecosistema educativo” per integrare i mondi digitali e quelli naturali in un continuum armonico. “Dobbiamo inventarci dei modi per far alzare gli occhi dei bambini dal piccolo schermo e stimolare le loro mani a prendere, spremere, scrivere, battere, suonare, oltre che semplicemente “toccare” e “sfiorare” (Cubelli, Vicari).

Degeneri: IL DIRITTO AL PIACERE - quale posto per la disabilità?
Dettaglio: CENTRO DI PSICOLOGIA E PSICOTERAPIA

I professionisti del centro partecipano a #Prospettive, il festival LGBT* del collettivo De-Generi, proponendo un ariflessione sulla sessualità nella disabilità

IL DIRITTO AL [...]

I professionisti del centro partecipano a #Prospettive, il festival LGBT* del collettivo De-Generi, proponendo un ariflessione sulla sessualità nella disabilità

IL DIRITTO AL PIACERE
Quale posto per la disabilità?

Dal riconoscimento di un bisogno al diritto di viverlo: Marcella Brun, psicologa dell’età evolutiva, ed Elena Busso, psicologa psicoterapeuta e [...]

Ciascuno di noi è una luna ed ha una faccia in ombra che non mostra mai a nessuno
Mark Twain
BES: Basta Essere Soli!
Dettaglio: Rivista n. 3
Molti di noi intuiscono come un buon rapporto e un’attiva collaborazione fra insegnanti e genitori faciliti e migliori il percorso scolastico dei propri figli e delle proprie figlie. Anche la [...]
Molti di noi intuiscono come un buon rapporto e un’attiva collaborazione fra insegnanti e genitori faciliti e migliori il percorso scolastico dei propri figli e delle proprie figlie. Anche la letteratura evidenzia questo legame positivo fino ad affermare che “Nulla motiva un bambino più di quando l'imparare è un valore condiviso su cui scuola, famiglia e comunità lavorano insieme in [...]