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Questa app mi conosce!


Rivista N. 16 - primo semestre - Anno 2021
Questa app mi conosce!

Le cinque cose da sapere per una vita sana dentro ai social. Miniguida per genitori responsabili.

1. Sì, questa app ti conosce molto bene
Sappi che gli psicologi sono finiti, obsoleti di fronte alla potenza dei social (e delle app di messaggi), vanno tutti a casa! Gli algoritmi riescono a classificare le persone in relazione alle dimensioni di personalità in modo molto più preciso degli osservatori umani, persino dei propri genitori. Meglio degli psicologi, per quanto esperti siano.
Sei timido o estroverso? Quanto sei amichevole? Quanto sei coscienzioso? Emotivamente stabile oppure instabile? Come sei messo ad apertura mentale? Si chiama profilazione psicometrica, e Facebook o Twitter (ma anche WhatsApp, SnapChat e moltissimi servizi dei telefoni Android) non hanno bisogno di farti domande: è sufficiente che tu interagisca un po’ con l’ambiente digitale e le persone. Bastano poche decine di click o di like per profilare una persona, tramite il confronto con una grande base dati di milioni di altre persone.
Non importa se guardi solo gattini e non ti esprimi mai su cose scottanti. L’algoritmo deduce comunque le tue opinioni, tramite il confronto con le persone del tuo cluster, gruppo di riferimento. I contenuti che guardi non hanno importanza, contano il comportamento (i click) e le persone che frequenti (il grafo sociale).
Ti senti inquieto?

2. Questa app desidera farti accettare alcune cose
Ma io non ho niente da nascondere!
Non avevamo dubbi, sei una persona per bene, e poi qui nessuno ti spia, ci mancherebbe… E tutto sommato, al momento dell’adesione al servizio ti è stato detto tutto, nulla è stato nascosto. Quando hai cliccato “accetto” per iniziare, c’era l’elenco delle cose che tu autorizzi a fare con il tuo profilo e con i tuoi dati.
Le associazioni per la privacy hanno calcolato che avvocati esperti impiegano giorni interi a capire cosa stabiliscono questi “termini e condizioni”, perché sono contratti molto complicati. Di conseguenza non li legge mai nessuno.
Hai autorizzato molte cose, ma principalmente accetti i famosi “annunci personalizzati”: i materiali che vengono sottoposti alla tua attenzione, sono tarati su di te in modo molto preciso.
Ma è un male? Dipende da quanto sai riconoscere il grado di verità/falsità dei messaggi.

3. Questa app modifica i tuoi comportamenti ed emozioni
Non solo gli annunci sono personalizzati, ma anche la tua bacheca social o timeline è fatta su misura per te. Non vedi i post dei tuoi amici, ma i contenuti che l’algoritmo ha selezionato per te sulla base dei suoi calcoli. Solitamente, la “bolla” informativa è fatta da persone che ti somigliano, da informazioni compatibili con la tua visione del mondo.
Alcune (discusse) ricerche realizzate dal team di Facebook, hanno dimostrato che il social è in grado di influenzare nella direzione desiderata l’umore e lo stato emotivo degli utenti. Parallelamente altre ricerche hanno dimostrato come messaggi che si presumono provenienti dagli amici (in realtà su iniziativa di un algoritmo) sono in grado di modificare il comportamento nella vita reale delle persone, ad esempio inducendole ad andare a votare. Le ricerche di Facebook hanno suscitato molte polemiche perché sono state condotte senza il consenso degli utenti interessati. Il social non ha chiesto alle persone di essere oggetto di un esperimento, perché in fondo è solo normale amministrazione: ogni giorno l’algoritmo modifica le emozioni ed i comportamenti di miliardi di persone. Dov’è la necessità di chiedere il permesso ogni volta che succede?
Il celebre scandalo “Cambridge Analityca” ha messo in luce che il micro-targeting è ordinaria amministrazione nelle campagne elettorali: ciascun elettore riceve uno stimolo personale per persuaderlo o dissuaderlo dal votare un determinato schieramento, anche con messaggi emotivamente molto forti o molto fuorvianti.

4. Questa app ti rende maleducato
Uno degli scopi principali dell’algoritmo è trattenerti il più a lungo possibile sul social, in modo da massimizzare la tua permanenza ed esposizione alla pubblicità (engagement), da cui il sistema trae il suo guadagno.
L’algoritmo seleziona automaticamente, facendo piccoli esperimenti personalizzati su di te, quei contenuti che hanno maggiore effetto su di te, semplicemente misurando tempo e azioni che dedichi a ciascun messaggio.
Questo compito viene assolto più brillantemente quando incontri messaggi che provocano in te emozioni negative. L’algoritmo ti serve in prima posizione un post che ti fa arrabbiare, con un insulto o un fraintendimento, oppure una scena emotivamente forte, talvolta amplificando le fake news. Tutti fenomeni che hanno sicura presa su moltissime persone e le spingono a rispondere, ad arrabbiarsi, ad interagire al massimo grado e con la massima emotività. Per questo motivo i social sono ricchi di insulti e litigi, ti suscitano emozioni negative e ti spingono a comportarti in modo coerente con il contesto. Questo fenomeno è un prodotto secondario del funzionamento automatizzato degli algoritmi.

5. Puoi essere un vero protagonista, se sai che…
Poco di quello che succede nella bolla di app e social ha un fondamento di verità. Le emozioni forti e le opinioni su di te e su quello che pensi non sono offerte in modo spontaneo dalle persone che ti conoscono, ma sono selezionate dall’algoritmo per scopi propri.
Questo tipo di educazione al riconoscimento della forma della bolla, è fondamentale negli adolescenti, che attraversano il periodo della vita in cui più importanti sono le opinioni dei coetanei. Dovrebbero essere sempre presenti figure reali, piuttosto che opinioni di “amici” selezionate dall’algoritmo per scopi commerciali.

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