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Disgrafia: si o no? scopriamolo


Rivista N. 20 - secondo semestre - Anno 2023
Disgrafia: si o no? scopriamolo

Sempre più spesso le famiglie si rivolgono al Terapista della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva (T.N.P.E.E.) per una valutazione neuropsicomotoria al fine di approfondire le competenze grafomotorie apparentemente deficitarie dei propri figli. Talvolta, però, può capitare che la richiesta insorga quando questi ultimi sono ormai cresciuti e un intervento potrebbe risultare meno efficace… quali sono allora i segnali che devono sollecitare una particolare attenzione da parte di genitori e insegnanti al fine di intervenire precocemente?
Per rispondere a questa domanda occorre innanzitutto definire il concetto di disgrafia: si tratta di un disturbo specifico dell’apprendimento (DSA) che non permette di avere una grafia ben leggibile, fluida, veloce e adeguatamente ritmata, a causa di un’alterazione delle componenti esecutivo-motorie del gesto grafico. Tale difficoltà coinvolge il corsivo, lo stampatello e anche i numeri, ma non riguarda le regole ortografiche e sintattiche, sebbene possa influenzarle negativamente.
Fatte queste premesse, si possono identificare alcuni campanelli d’allarme: alterazione nella prensione dello strumento grafico, irregolarità nella grandezza dei grafemi, collegamenti interrotti tra le lettere (se si tratta della scrittura in corsivo), lettere atipiche, lentezza esecutiva, misura incoerente tra le lettere con e senza estensione, scrittura delle lettere con direzionalità dal basso verso l’alto, lettere ritoccate o ripassate, traccia instabile, alterazioni della fluidità del gesto e/o della pressione sul foglio (controllo tonico), dolore alla mano. Alcune difficoltà possono inoltre riguardare le abilità visuo-spaziali, ad esempio: irregolarità nella grandezza dei grafemi, spazio insufficiente tra le parole, andamento altalenante della linea di scrittura, produzione grafica da destra verso sinistra, fusione tra le lettere, margine sinistro non allineato, difficoltà a rispettare lo spazio del quadretto o della riga e ad organizzare lo spazio-foglio. Infine, devono essere considerati: la postura, in quanto anch’essa può presentare alterazioni a livello dei diversi distretti corporei (capo, tronco, arti superiori, arti inferiori); l’utilizzo della mano vicariante (quella che non scrive), che talvolta non assolve il proprio compito, ovvero tenere fermo il foglio su cui si sta scrivendo; la distanza tra il capo ed il foglio e la posizione del foglio stesso, che possono risultare anomali.
Come si effettua la valutazione del disturbo?
La valutazione della disgrafia viene effettuata dal terapista della neuro e psicomotricità dell’età evolutiva (TNPEE) mentre la diagnosi verrà successivamente formalizzata dal medico (neuropsichiatra infantile) o dallo psicologo.
Il più delle volte la diagnosi di disgrafia è esito di una valutazione multidisciplinare di diversi professionisti (TNPEE, logopedista, psicologo) in quanto è comune che la difficoltà di scrittura non si presenti singolarmente ma in comorbidità con altri disturbi quali, ad esempio, altri DSA o altre categorie diagnostiche (disprassia, disturbo della coordinazione motoria, disturbi del comportamento, adhd o altro).
Il TNPEE valuta la difficoltà di scrittura sia in termini quantitativi (definisce il disturbo specifico, ne valuta l’entità e permette di verificare i progressi in modo oggettivo) che qualitativi, individuando le abilità di base e specifiche carenti per impostare il progetto riabilitativo.
Il bilancio quantitativo viene effettuato tramite la somministrazione di scale di valutazione standardizzate volte alla misurazione di due aspetti carenti nei quadri di disgrafia: la velocità di scrittura (impossibilità a comunicare tutto ciò che si desidera) e la leggibilità (impossibilità a far arrivare la comunicazione).
Il bilancio qualitativo invece è esito di una osservazione di diverse sottocomponenti della scrittura, come è stato sopra elencato, trattandosi essa di una prassia complessa, ovvero risultante dell’integrazione di diverse competenze.

Quando rivolgersi allo specialista?
Come detto in precedenza, i campanelli d’allarme di una disgrafia si possono osservare già dagli anni della scuola dell’infanzia, tuttavia la diagnosi di un disturbo vero e proprio può essere fatta solo dalla fine del terzo anno della scuola primaria.

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