Raccontare, ascoltare, scegliere.

Te lo dico con un disegno


Rivista N. 21 - primo semestre - Anno 2024
Te lo dico con un disegno

"I bambini tengono i loro sogni nelle scatole per le matite"
Ramón Gómez de la Serna


Si dice che il disegno è una finestra sul mondo interiore dei nostri bambini ma questo è vero anche per noi adulti che, talvolta, “scarabocchiando” distrattamente proiettiamo inconsciamente ciò che ci abita in quel momento. Grazie ai disegni prendono vita le emozioni, vengono espressi desideri o timori, si comunicano simbolicamente le caratteristiche della propria personalità. Il segno grafico lascia una traccia molto potente che è un messaggio di ciò che assume rilevanza per l’individuo; è riflesso delle esperienze pregresse, di come viene percepito l’ambiente circostante, è l’anello di qualcosa che spesso a parole non riesce ad essere pienamente esplicitato o viene mantenuto celato. I bambini disegnano come atto creativo e pennarelli, matite, acquerelli, tempere si fanno strumenti per delineare uno spazio che è innanzitutto intimo e individuale, veicolo di comunicazione per chi è pronto ad ascoltare. Il disegno dunque, oltre a essere un’attività ludica, è al contempo uno strumento di conoscenza e relazione che non dev’essere limitato, svalutato (“è una cosa da piccoli”) o fatto oggetto di restrizioni o istruzioni (“fai l’albero più grande! Metti tante foglie”), deve essere libero. Nella quotidianità è quindi importante prestare attenzione e valorizzare gli elaborati dei bambini ricordandosi che possono essere vissuti come il dono di una parte di sé.
Negli incontri psicologici l’analisi dei disegni (detti “Test grafici” come il test dell’albero, della figura umana o della famiglia) diventano rivelatori e aiutano a connettersi con la storia personale per iniziare a intessere il rapporto di conoscenza, oppure accade che possano essere utilizzati per allentare tensioni e consentire di tradurre in linee e colori la propria interiorità ed emotività. Ad ogni età è possibile attendersi una tipica evoluzione che parte dai 18 mesi con gli scarabocchi (spesso caotici, con linee ondulate o spigolose) espressione di un’attivazione neuromotoria, per poi passare intorno ai 3-4 anni a forme più precise, che seguono il principio di realtà e l’adattamento sociale (“omino testone”); gradualmente l’energia vitale si libera con maggior coordinazione, cresce l’intenzionalità rappresentativa fino a quando, dai 6 anni, il bambino passa dal disegnare tutto quello “che sa” a tutto quello che “vuole” disegnare. L’osservazione delle produzioni è inoltre una via privilegiata per stimare il grado di complessità del pensiero: ponendo uno sguardo sui movimenti, sulla capacità di soffermarsi e concentrarsi sull’attività, sulla disposizione delle figure e la scelta degli elementi si possono ottenere molte informazioni sullo sviluppo cognitivo e psico-affettivo del bambino.
Entrare in questo spazio condiviso impone cautela e rispetto, ma se usato con accortezza può contribuire a costruire un ponte che aiuta il bambino a trovare un canale espressivo protetto per dare voce e coerenza alle proprie esperienze.

Contatti


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