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Il mio bimbo balbetta: cosa fare?!


Rivista N. 16 - primo semestre - Anno 2021
Il mio bimbo balbetta: cosa fare?!

Esiste una fase dello sviluppo linguistico dei bambini che spesso comporta lo svilupparsi di una balbuzie cosiddetta di “rodaggio”. Con questo termine si intende una difficoltà che si sviluppa a causa di un sovraccarico sul bambino, che fatica a gestire il lessico crescente e le nuove abilità linguistiche che si stanno via via consolidando. Si stima che il il 5% dei bambini balbetti almeno una volta nella vita, il 4% recupera naturalmente e solamente l’1% evolve in balbuzie persistente. Molti bambini passano quindi attraverso questa fase di rodaggio, dove si presentano delle “disfluenze” considerate fisiologiche; non sempre quindi ci si deve allarmare se il bambino inizia a spezzettare, ripetere o prolungare le sillabe che formano le parole. Vediamo ora nel dettaglio quali sono i “campanelli di allarme” e i fattori di rischio che possono invece farci pensare che il disturbo possa rimanere nel tempo.
Uno dei primi fattori da considerare è il genere, poiché i bambini maschi hanno più probabilità di sviluppare una balbuzie persistente e se in famiglia si hanno altri casi di persone che balbettano la probabilità è più elevata. Il secondo aspetto è l’età del bambino nel momento in cui la difficoltà si presenta: infatti, sebbene i genitori siano spesso molto preoccupati quando le prime disfluenze appaiono molto presto, in realtà questo è un segnale positivo, poichè prima appaiono le balbuzie, più è probabile che siano fisiologiche e che scompaiano del tutto. Solitamente queste disfluenze dovrebbero però scomparire entro 6-12 mesi dalla comparsa e dovrebbero migliorare con il tempo. Se questo non avviene, la probabilità di recuperare in modo spontaneo diminuisce. Infine, un fattore fondamentale è il temperamento del bambino, in particolare le modalità di reazione alle difficoltà e alle preoccupazioni: un bambino che per carattere è molto tranquillo e non soggetto a facile preoccupazione avrà più probabilità di reagire in maniera positiva alla difficoltà. Una reazione negativa, invece, comporta ansia e agitazione che solitamente aumentano il numero di disfluenze, che a loro volta aumentano lo stato di preoccupazione, portando il bambino in un circolo vizioso.
A questo proposito è importante sottolineare che i genitori non hanno nessuna colpa: esiste una predisposizione genetica alla balbuzie che viene influenzata da diversi fattori individuali e ambientali. I genitori però hanno l’importante compito di divenire dei facilitatori: i bambini prendono come modello le figure adulte a loro vicine, quindi i genitori possono essere un prezioso supporto, facendo attenzione ad evitare comportamenti scorretti e creare un contesto famigliare rassicurante e sereno.

Ecco alcuni consigli utili:
È fondamentale che non venga passato il messaggio che “balbettare è sbagliato”. Se il bambino sente una forte preoccupazione da parte dei genitori, che magari gli chiedono di non farlo più o gli dicono di stare tranquillo e rilassato quando la loro faccia esprime tutt’altro che tranquillità, si avrà una sensazione di disagio, il bambino penserà di sbagliare e l’ansia di balbettare porterà un maggior numero di momenti di difficoltà. Infine, non è vietato parlare delle difficoltà con il bambino, ma quello che non si deve assolutamente fare è mostrarsi spaventati e preoccupati davanti a lui. I bambini sono spesso consapevoli di avere della difficoltà ma le esprimono a loro modo; possono ad esempio dire che “sembra che le parole non vogliano uscire” oppure che “ogni tanto è difficile parlare”. È importante accogliere le osservazioni del bambino e tranquillizzarlo.
Un altro aspetto importante è quello di adattare il nostro modo di parlare, rallentando il ritmo, facendo molte pause, utilizzando un linguaggio adeguato al bambino. Sarà importante rispettare i turni comunicativi, lasciare un tempo adeguato al bambino per esprimersi e rispondere alle domande senza mettergli fretta o finire al suo posto parole o frasi. Si deve avere pazienza nei momenti di balbuzie, senza agitarsi o mostrarsi, lasciando che il bambino finisca la parola/ frase senza pressioni.
È utile avere dei momenti “speciali” durante la giornata in cui ci si dedica completamente al bambino, lo si ascolta “attivamente” dedicandogli del tempo in cui può sentirsi libero di parlare e balbettare.
Infine, è fondamentale dare più peso ai momenti di corretta fluenza rispetto ai momenti di difficoltà, utilizzando commenti positivi come ad esempio “come hai detto bene questa parola” o “sei stato proprio bravo a dire questa frase” invece che commenti rispetto alla balbuzie come “parla lentamente”, “fai un bel respiro”, “rilassati, stai tranquillo”.
Se si hanno dubbi e preoccupazioni, è sempre utile un confronto con un professionista che possa consigliare e valutare l’eventuale necessità di un percorso di supporto per il bambino.

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