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Voglio….ma non posso. Ecco la frustrazione


Rivista N. 16 - primo semestre - Anno 2021
Voglio….ma non posso. Ecco la frustrazione

Sin da bambini ci scontriamo con situazioni in cui viene a mancare il raggiungimento di un obiettivo. Quando si è molto piccoli questo accade anche per lo scarso sviluppo di molte capacità ancora del tutto da apprendere. Crescendo possono cambiare le cause che portano a questa condizione, ma ciò che stiamo sperimentando è la frustrazione. Questa parola significa letteralmente delusione (dal latino frustratio –onis ‘delusione) ed è una condizione in cui viene a trovarsi un organismo quando è ostacolato, in modo permanente o temporaneo, nel soddisfacimento dei propri bisogni. Si tratta dunque della mancata gratificazione di un desiderio, oppure l‘impedimento alla soddisfazione di un bisogno.
Si possono individuare due tipi di frustrazione: quella interna, che deriva dalle sfide che ci proponiamo, dall’incapacità di raggiungere i nostri obiettivi, i sogni falliti e dai bisogni insoddisfatti; quella esterna, che deriva da circostanze che sfuggono al nostro controllo e ci impediscono di raggiungere i nostri obiettivi o gratificare nostri desideri. Si tratta di solito di ostacoli ambientali su cui abbiamo minore potere d’azione.
L’essere posti di fronte ad una frustrazione può scatenare risposte diverse e di intensità variabile, a seconda dell’importanza delle aspettative frustrate, dell’investimento emotivo rivolto all’obiettivo e delle risorse psicologiche a disposizione per affrontare la situazione. Le reazioni più comuni sono:
- Isolarsi: isolarsi dalla situazione o dalle persone che portano a delusione alzando un muro; Una reazione evasiva per evitare sentimenti negativi. Possono comparire anche apatia e disinteresse;
- Ossessionarsi: la persona può ossessionarsi per ciò che è successo cercando capri espiatori o colpevoli, incapace di superare la situazione e restandovi intrappolata in un circolo vizioso;
- Aggressività: la mancata gratificazione protratta nel tempo può scatenare reazioni aggressive. L’energia viene distaccata dall’oggetto che ostacola il raggiungimento dell’obiettivo e reinvestita, in modo aggressivo, su un altro oggetto;
- Regressione: consiste in un ritorno ad un livello di pensiero e comportamento più primitivi rispetto al proprio sviluppo psichico. Spesso questa reazione porta alla negazione dell’accaduto.
Ci sono anche altri tipi di reazioni che possono essere maggiormente funzionali rispetto alla situazione frustrata:
- Intensificazione dello sforzo: può essere una risposta adeguata se effettivamente permette di raggiungere lo scopo, altrimenti può trasformarsi in una reazione di fissazione o stereotipia;
- Riorganizzazione delle strategie: talvolta il mancato raggiungimento di uno scopo può essere dovuto ad una inadeguata organizzazione delle strategie messe in atto e dei mezzi a disposizione. La valutazione e la ricerca delle soluzioni e alternative possibili (problem solving) può avere un valore formativo importante;
- Sostituzione di fini: si può pensare di sostituire il fine originario con uno simile, diverso, ma più raggiungibile che quindi può essere fonte di gratificazione;
- Sublimazione: consiste nello spostamento di una pulsione sessuale o aggressiva verso una meta diversa e comunque, non a carattere sessuale e non aggressiva. C’è quindi una sostituzione di obiettivi socialmente riprovevoli con attività socialmente utili.
Ognuno di noi ha un diverso grado di tolleranza alla frustrazione ed è importante insegnare ai bambini sin da piccoli ad affrontare questa condizione e comprendere che essa non è necessariamente negativa. Può anzi essere un’utile sentinella che ci avverte che qualcosa nella nostra vita non è in sintonia con noi e che probabilmente è tempo di fare qualcosa, di metterci nelle condizioni di poter attuare un cambiamento. Talvolta l’origine della frustrazione non è chiara e il modo di affrontare il possibile cambiamento crea confusione e incertezza. È questa una possibile condizione in cui può essere utile la consulenza con un professionista che può aiutare la persona ad analizzare la situazione, trovare risorse, alternative, individuare resistenze al cambiamento, fare un percorso di accettazione, e, in generale, aiutare la persona a vivere la propria condizione in maniera migliore e più funzionale.
In questo particolare periodo la gestione della frustrazione assume un valore ancora più importante. Infatti le condizioni di quarantena che ci impongono di isolarci, l’impossibilità di portare a termine progetti e attività o, ancora, la condizione di non poter stare accanto ai nostri cari in caso di necessità, sono tutte situazioni potenzialmente assai frustranti che possono originare rabbia, stress, depressione, irritabilità. Tali segnali vanno riconosciuti ed è importante prendersene cura in modo che non abbiano effetti distruttivi e quindi permetterci di attuare risposte funzionali, utili al nostro benessere.
Infine è bene investire energie per la creazione di spazi positivi che ci consentano di acquisire energia nuova e motivante. È vero che a volte le cose non vanno come ci attendiamo, ma diamoci la possibilità di accogliere le piccole e grandi cose per le quali possiamo essere grati e che spesso tentiamo a dare per scontate.

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